Polysblog

Riflessioni sulla politica, sull'attualità e sulla cultura in Italia e nel Mondo
venerdì, 03 luglio 2009

Le ultime parole famose...

postato da: PaoloRibichini alle ore 21:06 | link | commenti
categorie: politica interna, diritti umani, berlusconi

Clandestini in galera e ronde, ma siamo sicuri?

Approvato il “Decreto Sicurezza”. Un successo per il governo. Tutti da oggi si sentiranno più sicuri e protetti? Staremo a vedere. Ma cosa cambia realmente nella lotta contro la criminalità?

La clandestinità diventa reato. Chi giunge in Italia senza permesso di soggiorno e senza diritti d'asilo sarà passibile di denuncia. Il reato? Essere un disperato in cerca di lavoro e di fortuna (per quanta fortuna un immigrato possa avere). Essere clandestini non significa essere automaticamente criminali. Certo, dove c'è clandestinità ed emarginazione c'è anche la criminalità. E la criminalità non è solo l'arabo che strappa la borsetta dalle mani della vecchietta. È ben più ampia. Si tratta, infatti, della cosiddetta tratta dei nuovi schiavi. Gente senza scrupoli che si arricchisce trasportando i migranti attraverso il deserto e sul mare verso l'Italia i migranti. Un fatturato enorme i cui costi ricadono per intero proprio su quei disperati e quelle disperate che attraversano il Sahara e il Mediterraneo su delle carrette. Ma questo il governo non ha interesse a combatterlo. Meglio colpire le vittime che i carnefici. Basta respingerli alle frontiere violando il diritto internazionale che obbliga il nostro paese ad accertare la nazionalità di chi si presenta alle frontiere, persone che potrebbero essere perseguitati nei propri paesi. Ora il Vaticano protesta, dopo aver fatto campagna elettorale per il centro-destra solo un anno fa. Un milione di persone in Italia da clandestino diventerà un possibile latitante che dovrà essere arrestato, riempiendo le già stracolme carceri italiane che il governo si è guardato bene dall'ampliare. Ma questo non importa. Ora c'è la sicurezza.

Intanto, però, nemmeno un euro è stato destinato alle forze dell'ordine che già operano in condizioni difficili con autovetture ferme nei garage perché senza benzina. Ma anche a questo il governo ha trovato un rimedio: alla sicurezza ci pensino i cittadini. Nascono così le ronde; un ritorno al passato, quando per le strade d'Italia giravano persone vestite con la camicia nera. Oggi forse le camicie cambiano colore, diventano brune, o vengono sostituite da fratini con il catarifrangente. La sostenza rischia di non essere tanto diversa.

venerdì, 19 giugno 2009

Un voto per cambiare

Domenica e lunedì gli italiani sono chiamati a votare sui tre quesiti referendari sulla legge elettorale. Il referendum punta a modificare la legge elettorale detta Il Porcellum, su “consiglio” del suo stesso ideatore, Roberto Calderoli della Lega Nord. La legge attuale prevede un premio di maggioranza per la coalizione o il partito di maggioranza relativa, pari al 55% dei seggi in Parlamento. Mentre alla Camera emerge una maggioranza chiara poiché il premio è nazionale, al Senato il premio è regionale con il rischio di produrre un sostanziale pareggio nella camera alta del nostro Parlamento. Inoltre, gli eletti nelle liste sono di fatto dei nominati dai leader di partito perché gli elettori non possono esprimere le preferenze.

Cosa produce l'attuale legge elettorale? Il sistema attuale è formalmente proporzionale ma sostanzialmente maggioritario attraverso il premio di maggioranza. Le legge non ha fatto altro che accentuare gli aspetti ideologici e la frammentazione. Inoltre, l’Italia è l’unico paese democratico al mondo ad avere un premio di maggioranza riservato alla coalizione. Obbliga di fatto ad estendere la coalizione il più possibile, creando frammentazione e conflitti all’interno. Oggi le coalizioni sono più compatte anche grazie all'accordo tra Berlusconi e Veltroni, ma l'attuale governo, sostenuto, ad oggi, da soli due partiti, subisce continuamente il ricatto da parte del partito più piccolo, la Lega Nord. In molti ritengono che attraverso il referendum Berlusconi avrà la maggioranza assoluta in Parlamento, in modo da poter governare da solo e quindi vedono in questo un pericolo. Quasi come se la Lega fosse un elemento politico di moderazione. Cosa che ovviamente non è. Inoltre la legge ha una soglia di sbarramento troppo bassa che di fatto riesce ad includere nel riparto dei seggi anche partiti molto piccoli. Ne è esempio la presenza dell'Mpa, di Raffaele Lombardo in Parlamento, avendo ottenuto solo 1,1% delle preferenze nelle precedenti elezioni politiche.

Cosa cambia se passa il referendum? I partiti affini saranno costretti a presentarsi sotto un'unica lista. Ciò riduce la conflittualità tra gli alleati, come avviene oggi soprattutto nel centro-sinistra, incapace di strappare voti al centro-destra ma che vede il Pd cannibalizzato dagli stessi alleati come Di Pietro e in parte da Nichi Vendola e i radicali. Questa modifica aiuterebbe certamente il centro-sinistra a ricompattarsi, mentre per il centro-destra la situazione sarebbe più complessa. La Lega, infatti, più difficilmente accetterebbe, alla luce dei risultati delle ultime elezioni europee, di entrare in una lista unica di centro-destra. Non cambierebbe nulla, invece, per le liste che si presentano e che si presenteranno al di fuori dei due schieramenti. Per loro ci sarà la soglia di sbarramento al 4%. Inoltre, il referendum permette di vietare la possibilità ad un candidato di presentarsi in più circoscrizioni, pur potendo essere eletto solo in una. In questo modo si riduce il potere dei capilista di controllo sui peones i quali attualmente, vengono eletti solo dimostrando fedeltà assoluta al vertice.

Cosa non cambia con il referendum? Non cambia l'impossibilità per gli elettori di esprimere delle preferenze all'interno della lista scelta, eliminando un sistema, di fatto, di nominati dai partiti, secondo logiche oscure e non di eletti costretti a scendere tra la gente per conquistare i propri voti.

mercoledì, 10 giugno 2009

Elezioni: vincono l'Idv e Lega, Pdl non sfonda

Queste sono state le prime elezioni in cui la valutazione politica non guarda molto ai risultati delle precedenti elezioni, soprattutto per i due grandi partiti italiani. Gli ultimi sondaggi davano il Pdl di Silvio Berlusconi sopra il 40% mentre si paventava il tracollo del Pd. La debacle democratica non c'è stata, come non c'è stato un plebiscito nei confronti del premier.

Detto questo, il risultato del Pd appare, per assurdo, quasi come una vittoria, mentre il risultato non entusiasmante del Pdl quasi come una sconfitta. I democratici, cannibalizzati da Di Pietro e in piccola parte da Vendola, hanno retto l'urto, pur perdendo 7 punti percentuali rispetto ad un anno fa (quando correvano con i radicali). In ogni modo non può di certo trattarsi di una vittoria. Dario Franceschini, leader democratico, sa che è riuscito a salvare il progetto che probabilmente è diventato qualcosa di più rispetto ad una semplice e fredda unione di due partiti. Ma c'è ancora molto da lavorare e da ricostruire. Franceschini deve ridefinire il compito del Pd nell'opposizione, puntando sulla chiarezza e sulla possibilità di offrire un'alternativa credibile a Berlusconi. Questo lo può, anzi lo deve fare insieme all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. L'ex ministro delle Infrastrutture ha quasi raddoppiato i voti rispetto allo scorso anno e quadruplicato i propri consensi rispetto alle precedenti elezioni europee. Oggi Di Pietro, vincendo la sfida con Pierferdinando Casini, si attesta quale unico o comunque preferenziale interlocutore del Partito Democratico. Lo stesso Di Pietro ha da subito ammesso la necessità di ricostruire un'alleanza d'opposizione che veda il Pd come fulcro ed escludendo per il momento l'Udc, «partito che presenta ancora esponenti della vecchia prima repubblica». Ora sarà interessante come il Pd si disporrà nei confronti delle aperture di Di Pietro, che ovviamente da oggi potrà giocare un ruolo più importante all'interno del centro-sinistra.

Situazione simile, per alcuni versi, anche nel centro-destra. Berlusconi sognava un plebiscito intorno al suo nome e a quello del Pdl. Ma tutto ciò non c'è stato. Complici i pettegolezzi su Noemi e i voli di stato? Forse no. I suoi elettori sono più attenti alla sostanza ed il bilancio di questo governo nell'affrontare la crisi non può dirsi soddisfacente. Se il Pdl perde rispetto allo scorso anno, la Lega cresce, superando quota 10% e divenendo il terzo partito italiano. Il partito di Umberto Bossi riesce ad oltrepassare il Po e ha conquistare voti importanti nelle regioni centrali e qualche briciola anche nel sud, divenendo un partito ormai nazionale. Soffiando sul fuoco delle paure e sulla xenofobia, che riemerge in tempi di crisi, della gente, la Lega è la vera espressione di questo governo, del "governo del fare", ancora più del partito del premier. Ma la vittoria della Lega potrà essere presto una spina nel fianco di Berlusconi. L'accresciuto peso non potrà che portare a cambiamenti interni al governo oppure a livello locale. Potrebbe essere il Veneto la chiave per evitare malumori nel governo. Il Pdl potrebbe appoggiare non un suo uomo ma uno della Lega alle elezioni regionali. Intanto il referendum si avvicina e nuvole scure si affacciano all'orizzonte. Allo stato attuale la Lega ha il potere di ricattare Berlusconi affinché questo non faccia appoggi la riforma in senso bipartitico.

Alcune parole anche per i piccoli. Pannella riesce a salvare qualche briciola, forse anche più delle aspettative, mentre Rifondazione deve arrendersi all'ennesima sconfitta causata probabilmente dalla scissione dei vendoliani. Nichi Vendola, da parte sua non sfonda e sembra ormai inevitabile che confluisca, insieme ai suoi compagni, nel Pd. La Destra di Francesco Storace esce nuovamente ridimensionata. Un vero flop causato da una campagna elettorale trascorsa ad attaccare il Pd, senza mai contestare il Pdl, nei confronti del quale poteva strappare qualche voto in più.

In conclusione, un grosso rimpianto: non si è parlato mai di Europa. Eppure a Bruxelles si decidono aspetti che influenzano l'80% delle nostre leggi nazionali. La Ue svolta a destra. Non solo nei paesi ex comunisti, piuttosto euroscettici, ma vince la destra in Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna. Proprio il paese della Regina, con la vittoria dei conservatori euroscettici, rischia di giocare da freno nei processi aggregativi comunitari.

© Periscopio

 
postato da: PaoloRibichini alle ore 22:59 | link | commenti
categorie: politica interna, elezioni, governo
martedì, 09 giugno 2009

Donadi (Idv): "No al referendum, emergenza democratica"

On. Donadi, cosa cambia con il risultato delle elezioni europee?

"Cambia molto. Berlusconi esce ridimensionato mentre la Lega aumenta i propri consensi. Questo governo, già sbilanciato verso la Lega, soprattutto sul tema sicurezza, ha depredato il sud del paese. Ora rischia un'ulteriore evoluzione in questa direzione. Sentire dalla Lega che c'è la crisi ma che questa colpisce solo i lavoratori del nord, lascia stupiti. Questo è solo egoismo sciocco che vogliamo combattere. Dalle elezioni emerge, inoltre, che più di metà dell'elettorato non crede a questo governo. Per questo vogliamo sederci intorno al tavolo con il Pd per iniziare una nuova fase di opposizione con una nuova alleanza".

Sarà una semplice alleanza o qualcosa di più?

"Staremo a vedere. È un percorso lungo. In primo luogo chiediamo al Pd di prendere una posizione chiara anche nelle amministrazioni locali, e di non presentare persone dal passato torbido".

Quale è la posizione dell'Idv nei confronti del referendum, alla luce delle elezioni europee?

"L'Idv ha fatto della coerenza una sua bandiera. La decisione di non appoggiare più il referendum è stata sofferta ma necessaria per far fronte a quella che definiamo una vera e propria emergenza democratica. Dopo le elezioni ribadiamo il nostro no al referendum".

postato da: PaoloRibichini alle ore 20:28 | link | commenti (1)
categorie: politica interna, elezioni, governo
sabato, 06 giugno 2009

Cosa si vota e come si esprime la propria preferenza?

Gli italiani questo pomeriggio e domani per tutto il giorno sono chiamati alle urne. Su tutto il territorio nazionale si vota per le elezioni europee, mentre in alcune province e molti comuni si vota per le elezioni amministrative locali.

Cosa significa votare alle Europee – Il parlamento europeo è un'assemblea sovrannazionale che prende decisioni che riguardano tutti i cittadini europei, italiani compresi. Sempre più le decisioni che ci riguardano direttamente vengono prese dalla Ue e di conseguenza queste elezioni assumono ogni volta sempre più importanza.

Modalità di voto alle Europee – Gli elettori devono esprimere un voto ad una delle liste presenti nella propria circoscrizione. Possono, inoltre, esprimere fino a tre preferenze per quanto riguarda i candidati in quella lista per quella circoscrizione. Le circoscrizioni sono 5: Nordovest, Nordest (Emilia Romagna compresa), Centro (Abruzzo escluso), Sud e circoscrizione insulare (Sardegna e Sicilia). Il sistema elettorale è proporzionale con sbarramento al 4%. In pratica le liste che non raggiungono quella soglia non possono avere rappresentanti in parlamento europeo.

Modalità di voto alle amministrative – Gli elettori sono chiamati a scegliere i sindaci e i presidenti di provincia e le liste dei Consigli comunali o provinciali. Nei grossi comuni è possibile esprimere una preferenza per i candidati al consiglio tra quelli presenti nella lista votata. Per quanto riguarda i presidenti di provincia o i sindaci vige una legge elettorale uninominale alla francese, cioè un sistema che prevede il voto diretto al candidato e un eventuale ballottaggio se colui che ha preso più voti non raggiunge il 50% +1 delle preferenze. Questo si risfiderà fra due settimane con il secondo che ha preso più voti. Mentre per i consigli si tratta di una legge proporzionale, con modalità simili a quelle per le elezioni europee.

postato da: PaoloRibichini alle ore 00:21 | link | commenti
categorie: elezioni
giovedì, 04 giugno 2009

postato da: PaoloRibichini alle ore 23:53 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 03 giugno 2009

Tra tre giorni si vota. 5 motivi per NON votare Berlusconi

«Se Berlusconi stravince alle europee, quello che potrà fare il giorno dopo è inimmaginabile». Già, caro Dario Franceschini, è vero. Il rischio c’è, ma perché gli italiani dovrebbero votare il Partito Democratico e non il Pdl di Berlusconi o la Lega Nord di Bossi?

Una risposta convinta da parte del centro-sinistra non c’è. Gossip tanto, contenuti pochi. Eppure di cose da dire ce ne sono:

Alitalia – Tutta la campagna elettorale del Cavaliere era stata incentrata su Alitalia. «Non la daremo in mano ai francesi, vogliamo che rimanga la nostra compagnia di bandiera, non la vogliamo svendere». Eppure, avendo fatto saltare le prime trattative con Air France, trattative non certo esaltanti, si è giunti comunque a dover vendere il 25% delle azioni di Alitalia alla compagnia francese, ad un costo decisamente superiore e con un numero di esuberi ben più alto di quello inizialmente raggiunto.

Malpensa – Decisamente legato ad Alitalia, l’aeroporto lombardo, hub fondamentale delle regioni settentrionali, oggi è caduto quasi in disuso. Si è svuotato a causa del ridimensionamento della nostra compagnia di bandiera, mentre nuove compagnie stentano a coprire le tratte aeree abbandonate. Cavallo di battaglia della Lega, il salvataggio di Malpensa non è mai avvenuto.

“Monnezza” di Napoli – Dopo aver fatto sparire la mondezza napoletana dalla città partenopea, Berlusconi non ha risolto il problema dello smistamento e dello smaltimento. Oggi a Napoli rispuntano per le strade sacchetti delle spazzatura, mentre a Palermo è, per la prima volta, emergenza immondizia.

Sicurezza – Altro punto centrale della campagna elettorale berlusconiana riguardava la sicurezza. Dopo un anno di ronde, accompagnate da una forte riduzione dei fondi per le forze dell’ordine che non hanno i soldi per pagare la benzina per le auto di servizio, la criminalità non è diminuita. Solo un risultato “positivo”: quello dei respingimenti degli immigrati clandestini a Lampedusa. Una vittoria di Pirro in quanto da Lampedusa entra solo il 15% dell’immigrazione non prevista dalle quote del Ministero degli Interni. Gli altri entrano a piedi dalla Venezia Giulia e altri arrivano con le navi ad Ancona. E per questi cosa si fa? Inoltre, pur di non far giungere gli immigrati sul territorio italiano, il governo ha violato le norme di diritto internazionale sulla protezione dei migranti richiedenti asilo. La lotta all’immigrazione clandestina si combatte portando risorse e stabilità nei paesi di provenienza e non semplicemente rimpatriando disperati che scappano dalla fame e dalle guerre.

Crisi economica – Per affrontare la crisi è stato fatto poco, molto poco. Colpa del debito pubblico? In parte. Ma questa poteva essere l’occasione giusta per cambiare il welfare state italiano, iniquo e vecchio. Invece no. I lavoratori rimangono spaccati in due grandi gruppi: chi ha un lavoro a tempo indeterminato in un’azienda con più di 15 dipendenti, e chi ha un lavoro precario. I primi, oltre alla stabilità, hanno garantito un sistema di protezioni in caso di perdita del lavoro. I secondi, che guadagnano poco e non riescono a progettare il proprio futuro se perdono il lavoro non hanno nulla. I primi sono anziani, i secondi sono i giovani. Sono questi a pagare gran parte del costo della crisi.

E noi dovremmo votare Pdl e Lega? Dovremmo premiare i fallimenti e l’inettitudine di questo governo?

martedì, 26 maggio 2009

Si, ma non c'è solo Noemi...

Il 6 e 7 giugno si voterà per le elezioni europee. Più di 370 milioni di cittadini sono chiamati a votare i propri rappresentanti al Parlamento europeo. Il Trattato di Lisbona, che assegna nuovi poteri all’Unione europea, inclusa la gestione collegiale delle politiche energetiche, entrerà in vigore contestualmente all’elezione del nuovo parlamento soprannazionale. Di conseguenza queste elezioni hanno un significato ben più profondo ed importante rispetto al passato. Non più un’assemblea di rappresentanza ma un organo soprannazionale capace di prendere decisioni importanti che hanno effetti concreti sulla vita di ognuno di noi.
Eppure in Italia le tematiche europee vengono completamente ignorate in questa scialba campagna elettorale che trasforma le prossime elezioni nell’ennesimo plebiscito sulla figura del Cavaliere. Non si tratterà nemmeno di giudicare il suo operato alla guida del governo. Le opposizioni hanno rinunciato a parlarne. Crisi, welfare state, Alitalia, Abruzzo, immigrazione. Tanti i temi su cui Silvio Berlusconi deve rispondere.
Ma l’unico problema per l’Italia sembra il "Caso Noemi”. La giovane biondina e il capo del governo: quali rapporti tra i due? Per carità, è lecito sapere se il Cavaliere se la faceva con una minorenne. Ma non si può incentrare la campagna elettorale su questo. In un paese smarrito, in cui la moralità è un optional non richiesto, tutto questo non interessa. L’unica cosa che conta per molti è arrivare a fine mese e, anche se serpeggia un vago malcontento, per gli italiani non rimane un’alternativa valida al nulla berlusconiano.
«Se Berlusconi stravince alle europee, quello che potrà fare il giorno dopo è inimmaginabile», è la chiamata alle armi di Dario Franceschini. Ma cosa sta facendo l’opposizione per evitare che ciò avvenga?
postato da: PaoloRibichini alle ore 12:00 | link | commenti
categorie: politica interna, elezioni, crisi, governo
venerdì, 22 maggio 2009

Travaglio contro Lupi: "Ti querelo"

«Mi auguro che lei rinunci all'immunità perché ho intenzione di querelarla». Con queste parole Marco Travaglio, videoeditorialista di Anno Zero, ha risposto, in un fuori onda nella trasmissione su Rai 2 di ieri sera a Maurizio Lupi (Pdl) che lo aveva attaccato, accusandolo di essere un pregiudicato pluricondannato.

«Non ci può fare la morale uno come Travaglio, più volte condannato per diffamazione», aveva replicato Lupi all'editoriale del giornalista che metteva in confronto il sistema politico-giuridico britannico con il nostro, sottolineandone le forti differenze. Ma Travaglio non ha digerito la battuta del parlamentare del centro-destra, ultimo dei tanti attacchi da lui subiti negli ultimi tempi da vari esponenti politici e giornalisti filogovernativi.

Al termine del primo blocco, Travaglio, fortemente adirato, ha raggiunto Lupi con uno scatto e con voce alterata, offuscando la sua immagine di gentleman britannico, ha avvisato il parlamentare che provvederà al più presto a querelarlo. «Ma qui ho le sentenze...», ha replicato Lupi, sventolando un plico di fogli stampati al computer. «Sa dove se li deve mettere quei fogli?», ha risposto Travaglio, tra gli applausi del pubblico che assisteva attonito alla scena. Il giornalista ha abbandonato per qualche minuto lo studio mentre Lupi è rimasto a discutere con Francesco Storace sulla questione sollevata da Travaglio. Scintille, quindi, nella trasmissione di Santoro, il quale ha provato a stemperare gli animi. Tuttavia, i due non hanno avuto più modo beccarsi per il resto della puntata, disegnata intorno al fantasma di Marco Pannella, di nuovo in sciopero della fame.

® Periscopio

postato da: PaoloRibichini alle ore 02:30 | link | commenti (5)
categorie: politica interna, giornalismo e mass media

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Utente: PaoloRibichini
Nome: Paolo Ribichini
Giornalista praticante. Laureato magistrale in Relazioni Internazionali all'Università Roma Tre. Scrivo di politica italiana ed estera, di cultura e ogni tanto di cinema. Ho studiato per anni e continuo a studiare il sistema politico italiano, i sistemi elettorali e la storia contemporanea italiana ed europea. Scrivere per me è come respirare, scrivere mi rende libero, libero di comunicare e di continuare ad imparare.

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